Storia di Milano (Complete)


Pietro Verri [1 year ago]

Storia di Milano (Complete) Book CoverScarica il libro Storia di Milano (Complete) - Pietro Verri eBooks (PDF, ePub, Mobi) GRATIS, L'origine di una città antica si perde comunemente nella oscurità de' tempi favolosi, e ascende sino a que' rimoti secoli dai quali a noi non è trapassato monumento alcuno, e perciò debbono considerarsi come secoli isolati e inaccessibili alla nostra curiosità. Tale si è la fondazione della città di Milano, di cui Plinio, Giustino e Livio fanno menzione, con autorità però sempre dubbia; perchè trattasi di un avvenimento accaduto più secoli prima che questi autori scrivessero, e presso di un popolo che probabilmente ignorava persino l'arte della scrittura con cui passare a' posteri la notizia de' fatti. Conviene però queste opinioni conoscerle, e brevemente esaminarle, per separare dalla massa delle tradizioni quella porzione che sia più credibile.
Gli scrittori latini concordemente fanno discendere gli abitatori dell'Insubria dai Galli, che, superate le alpi, si collocarono in questa pianura; e perciò quella che oggidì chiamasi Lombardia, dai Romani ebbe il nome di Gallia Cisalpina. Questa general opinione degli antichi viene confermata ancora al dì d'oggi dalla pronuncia del dialetto popolare. La stessa lingua italiana presso gli abitanti di qua dalle alpi, da Genova a Brescia, e da Torino a Piacenza, viene pronunciata con vocali ed accenti affatto forestieri all'Italia, per modo che, chiunque sia avvezzo al parlare di Napoli, dì Roma, della Toscana o d'altra parte d'Italia, giudicherà piuttosto francesi che italiani i Lombardi che parlano il loro dialetto; il che rende verosimile l'origine più sopra accennata. Dico l'origine, perchè se bastasse un lungo soggiorno a lasciare una così durevole diversità, noi dovremmo avere assai più parole ed accenti teutonici che non abbiamo, sebbene la lunga dominazione de' Longobardi e l'invasione loro sia accaduta in secoli a noi più vicini.
Tito Livio ci narra che Milano sia stata fondata da Belloveso, duce dei Galli, i quali colle armi scacciarono i Toscani, che prima avevano quivi collocate le loro sedi. Galli... fusis acie Tuscis, haud procul Ticino flumine: quum, in quo consederant, agrum Insubrium appellari audissent, cognomine Insubribus, pago Heduorum, ibi omen sequentes loci, condidere urbem, Mediolanum appellarunt. Il saggio autore però dapprincipio dice ch'ei riferiva sulla rimota venuta de' Galli quanto gli era stato narrato: De transitu in Italiam Gallorum haec accepimus; e poco sopra, parlando di questa venuta, dice: Eam gentem traditur... alpes transisse. Trattasi di un avvenimento: che viene collocato nella 45 Olimpiade, vivendo Tarquinio Prisco, cioè seicento anni prima dell'era volgare. Non abbiamo nel nostro paese monumento che ci assicuri essere vissuta alcuna nazione colta entro di esso prima d'Augusto, Negli scavi che sinora si sono fatti sotto Milano e la adiacente campagna non si è trovata statua alcuna, scultura, iscrizione o lavoro qualunque di metallo o di creta, che in qualsivoglia guisa ci dia indizio che prima dell'era volgare gli abitanti dell'Insubria conoscessero le arti. Non abbiamo libro alcuno scritto in Italia di cui l'autore non sia vissuto più secoli dopo l'epoca in cui si dice fondata la città nostra. Livio stesso non indica di aver conosciuto carte, iscrizioni, monete o altri documenti che siano giunti intatti alle sue mani, anzi nulla più dice, che haec accepimus, ovvero traditur; l'asserzione perciò di Livio tutt'al più ci farà credere che l'opinione de' Galli Cisalpini, mentr'ei scriveva, fosse che la città di Milano avesse per fondatore certo antico Belloveso, e che tale opinione dai rozzi ed agresti loro antenati, per molte generazioni, fosse discesa alla generazione allora vivente.
Si può dunque ragionevolmente dubitare se Belloveso sia stato il fondatore di Milano: si può anche ragionevolmente dubitare se Milano abbia avuto un fondatore, cioè un capitano, un principe il quale, avendo il disegno di creare una città, abbia collocato una popolazione nel sito ove sta Milano. La ragione di questa dubitazione nasce dall'osservare che le città quasi tutte, e nella Lombardia e nell'Italia, sono collocate alle rive d'un lago, alle sponde d'un fiume, al lido del mare, e i luoghi muniti e forti si sono piantati anche lontani dall'acqua, ma in siti elevati e di accesso difficile. Milano non ha alcuno di questi vantaggi. Chiunque avesse avuto pensiero di fabbricare una nuova città su di questa pianura, doveva essere invitato a disegnarla poche miglia lontano, alle sponde del Tesino, ovvero dell'Adda, oppure anche del Lambro: l'acqua è tanto necessaria agli usi comuni, e la navigazione è tanto opportuna per trasportare ogni genere, che si dovettero scavare artificialmente de' canali secent'anni sono per rendere comuni anche a Milano questi comodi; il che si sarebbe certamente risparmiato qualora il sito fosse stato trascelto con determinazione di piantarvi una città. Milano mi sembra formata per una serie di circostanze senza un fondatore, e mi pare che, dalla condizione d'un povero villaggio, gradatamente ampliatasi, diventasse insensibilmente una città, senza che uomo alcuno avesse concepita l'idea dapprincipio di farla tale. Alcune misere capanne di agricoltori probabilmente avranno composta la prima riduzione; la fecondità della terra, la moltiplicazione degli abitanti avranno dato luogo a formarvi un villaggio per domiciliare il contadino vicino al suo campo, e così la fertilità della terra avrà dato motivo di sempre più ampliare la popolazione, che nel corso de' secoli giunse poi a formarne una città; in quella guisa appunto che vediamo qualche albero, fortuitamente trasportato dalla corrente di un fiume, arrestarsi laddove co' rami urti nel fondo, e servire indi a trattenere le ghiaie e le piante che successivamente il fiume trasporta, e così formarsi un'isola coll'andare degli anni, su di cui gli uomini vi piantano poi la loro dimora. Tale almeno sembra la più verosimile opinione, anzi che persuaderci che siasi formato un disegno di piantare una città lontana dall'acqua, costretta a scavare de' pozzi per bere, e a trasportare tutto per terra. La ragione medesima per cui dubitiamo della fondazione attribuita a Belloveso, ci rende sospetto il racconto di certo famoso capitano, che aveva nome Medo, a cui si attribuisce la prima pianta della città, accresciuta poi di molto da certo altro famoso capitano, per nome Olano, dalla unione de' quali nomi se ne pretende formato Mediolanum: sono opinioni senza alcuna prova, le quali sgorgano dai tempi oscuri, e perciò le accenno al solo fine di non lasciare ignorare quello che si è più volte ripetuto da chi ha scritto la storia del nostro paese.

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